I 5 #Highlights della carriera di Mistaman

 

Lacasadelrap è come un cantiere sempre aperto, ogni tanto si lavora a qualcosa di nuovo e viene proposto un nuovo contenuto. "Highlights" è l'ennesimo esperimento, un appuntamento che non sarà periodico dal momento che intende dare spazio alle personalità più illustri del rap italiano, quelle con una carriera vera alle spalle, e insomma non è che ce ne siano moltissime. Highlights perché in poche righe l'ospite di turno proverà a raccontare i momenti più significativi della sua vita, quelli che hanno influenzato la propria carriera artistica.

Il primo ospite di #Highlights è Alessandro Gomiero, anche noto come Mistaman. Il rapper nasce a Treviso, l'11 settembre del 1976. Il suo debutto artistico risale al 1994, quando insieme a Shocca, Frank Siciliano e Ciacca fonda i Centro13 con cui produce prima il demo "Questi sono i fatti" e poi l'album "Acciaio". Nel '99 il gruppo si scioglie e Mista a distanza di due anni realizza insieme a Shocca il disco "Colpi in aria", realizzando tra l'altro una delle più stimate titletrack. Nel 2005 è la volta di "Parole", il suo primo album in studio. Ma è con "Anni senza fine", nel 2008, che Mistaman produce uno dei dischi più apprezzati in assoluto nella storia del rap italiano, riuscendo ad ottenere un perfetto equilibrio tra narrazione, contenuti e tecnicismi: il disco diventa un classico. Nel 2010 Mistaman mette in mostra ulteriormente le sue capacità confrontandosi con suoni più elettronici nel disco "Blasteroids" dell'omonimo gruppo fondato con Cali e i L.A.S.E.R. Con il suo fedele compagno di viaggio Shocca nel 2012 produce "La scatola nera", seguito dal suo penultimo album solista "M-Theory". Il suo ultimo disco, "Realtà aumentata", è invece fresco fresco di stampa e ha già riscontrato un buon feedback da parte del pubblico.

Oggi vogliamo vedere la sua carriera tramite i suoi occhi. Mistaman ha scattato le sue fotografie mentali e ha raccontato di cinque momenti ritenuti importanti, che sono stati delle svolte personali dei momenti salienti del suo essere artista.


1. L'incontro con Shocca

All'epoca chi ascoltava hip hop era praticamente una specie di alieno, nel senso che non era così comune, anzi, era una cosa abbastanza eccezionale che uno si appassionasse al genere, anche se iniziavano ad arrivare tante robe dall'estero e poi abbiamo scoperto che anche in Italia altra gente lo stava già facendo da tempo. Però a Treviso, dove stavamo noi, era un po' come essere degli alieni, nel senso che vedere e incontrare una persona che era rimasta colpita come te dalla stessa cosa era in qualche modo eccezionale. Mi ricordo che l'elemento che ci ha fatto riconoscere e poi ci ha fatto andare avanti era l'abbigliamento, perché comunque allora già avere un cappellino poteva essere un sintomo di riconoscimento. Mi ricordo ancora che Shocca da questo punto di vista era super riconoscibile, nel senso che aveva delle Adidas bianche, tuta dell'Adidas rossa e cappello di lana blu, quindi era una specie di segnale inequivocabile del fatto "a me piace l’hip hop e ne vado fiero". Quando ci siamo conosciuti, io con Ciacca già provavo a fare del rap a casa e ci provavamo ad autoprodurre le basi con quello che riuscivamo. Shocca già era a un livello più avanzato rispetto a noi perché aveva l'Amiga 500 con una macchinetta che campionava i suoni. So che a pensarci adesso è anche difficile capirlo però all'epoca l'idea di digitalizzare un suono e campionarlo per noi era una cosa da scoprire comunque, non era così banale, i computer non erano così uno strumento ovvio. Quindi niente, siamo partiti con le basi fatte con l'Amiga 500 e abbiamo iniziato a fare le prime cose e i primi demo, quindi metterei questo come primo evento scatenante di tutto il resto, perché immagino che senza questo incontro sarebbe stato più complicato insomma!



2. Il disco dei Centro13: "Acciaio"

Il primo disco ufficiale con il gruppo Centro13 è stato un altro momento fondamentale. Lo reputo importante perché la cosa che ci aveva più convinto di quello che stavamo facendo erano i props che ci erano arrivati da altri che lo facevano prima di noi e meglio di noi, e addirittura avevano collaborato nel disco. Nel disco dei Centro13 c'era Bassi Maestro, c'erano gli Otierre. Quindi per noi era già un sogno questo, cioè il fatto che chi già lo faceva più seriamente di noi riconoscesse il nostro valore, e quindi quello è stato assolutamente un momento importante. Poi capisco che magari è un disco che non ci ha mai portato tanto in giro per l'Italia, perché i tempi per noi non erano ancora maturi, però ci ha fatto conoscere e soprattutto ci ha fatto sentire parte di un movimento che era in un momento di grandissimo fermento.




3. "Colpi in aria" con Shocca
 

Il terzo momento basilare per la mia carriera, anche se può non essere un highlight a livello commerciale o di riconoscimento da parte della gente è quando ho fatto con Shocca "Colpi In Aria" perché è stato fatto in un momento in cui l'hip hop italiano era in un momento un po' di down, si era un po' scollegato dalle radio e dalla tv e nonostante questo momento di disinteresse siamo rimasti ancora più infottati perché sapevamo che era quello che volevamo fare e abbiamo fatto questo disco in cui forse veramente ci siam fatti riconoscere per ciò che dovevamo essere per la scena. E Shocca ha definito ancora di più il suo suono. Io ho definito il mio modo di fare rap, il mio flow. Lo considero importante perché è stato un momento di definizione per noi. Poi è stato un disco che, parlandone con tanta gente anni dopo in giro per l'italia, nel momento in cui è uscito era anche innovativo a livello di metriche, c'era uno studio approfondito nel fare gli incastri più profondi possibili, quindi in retrospettiva lo reputo un lavoro importante che ci ha poi messo ufficialmente sulla mappa della scena.


4. Il 2theBeat
 

Ho pensato di mettere il 2theBeat, che comunque è stato un evento unico, credo. Ho avuto la fortuna di partecipare ad una delle edizioni originarie. La cosa veramente figa era che chi partecipava a questo evento non era necessariamente qualcuno specializzato nel freestyle ma erano artisti che avevano fatto dei dischi, che avevano una personalità definita e che andavano a mettersi in gioco davanti ad un pubblico di addetti ai lavori, cioè di gente che ne sapeva, e con altri rapper che facevano dischi. Quindi questa cosa secondo me è antecedente alla specializzazione di tanti rapper poi nel freestyle. Era una cosa che facevamo magari con più ingenuità, almeno io. Il freestyle era una cosa imprescindibile all'epoca e forse è stato dopo il 2thebeat che è diventato un'espressione delle rime più da battaglia, lo scontro verbale. Ricordo che in origine quando facevamo freestyle era più una roba di flow e di flusso di coscienza, poi si è acutizzato di più sul discorso battle, che ad un certo punto io ho smesso di fare, ma che sicuramente mi ha dato un imprinting interessante. So che tanta gente ancora adesso si va a vedere quelle sfide e effettivamente forse qualcosa di figo e irripetibile c'è stato. Ripeto, la cosa che alla fine interessava davvero alla gente era di vedere gli artisti che sentivano nei dischi poi mettersi in gioco in una cosa competitiva. Una cosa che ci tengo a dire tantissimo è che quelle sfide avvenivano sopra al palco ma con tutti quelli con cui mi sono sfidato c'è sempre stato poi un rapporto di amicizia e di rispetto, quindi va sempre considerato che quello che l'hip hop ti permette di fare è sì, quello di scontrarti, di esprimere violenza verbale, però alla base di tutto c'è sempre rispetto. Quindi spero che arrivi anche questo messaggio, perché ci tengo a ribadirlo insomma.

 

5. I dieci anni di Unlimited Struggle
 

Il quinto momento riguarda quello che abbiamo fatto due anni fa: la celebrazione di 10 anni di Unlimited Struggle. Sono stati celebrati in tanti modi diversi, coi live principalmente, abbiamo fatto un mini tour un po' dilazionato che però ci ha portato in tante città a suonare tutti assieme. Credo sia da citare come momento importante perché ci ha fatto prendere coscienza del fatto che abbiamo costruito qualcosa di figo, di totalmente nostro e dal nulla, che nessuno ci ha aiutato a fare, e quindi una cosa di cui andiamo fieri e di cui ringraziamo tutti quelli che stanno a supportarci ancora oggi. Penso che non abbiamo mai ricercato il momento di successo, tipo "quella volta che sono arrivato primo in classifica, quella volta che…", cioè non è quello il tipo di esperienza che abbiamo ricercato. Penso che se il successo si può vedere nell'essere circondato da amici veri e dal fare ciò che si ama con passione, posso dire che celebrare i dieci anni di Unlimited Struggle sia stato un grandissimo successo.


 

 
A cura di Eleonora Cannizzaro e Stefano "Stephaz" Pistore