Il mio primo live di Kaos (@Shabba di Cantù)

 
*La foto di copertina dell'articolo è un'immagine di repertorio.

Sabato allo Shabba di Cantù si è tenuto il live del pilastro dell’hip hop italiano Kaos One e La Casa del Rap era presente! Sarò io (Eleonora) a raccontarvi la serata e vi sottolineo un concetto assolutamente da non sottovalutare. Sabato non ho solo visto Kaos. Sabato ho visto PER LA PRIMA VOLTA Kaos. Lo so, so che è una vergogna. Avete pienamente ragione, perché è stato spettacolare.

Ma procediamo con ordine. Quando ho scoperto Kaos credo abbia fatto un po’ l’effetto che ai primi approcci fa a tutti, soprattutto se provieni da ascolti poco hardcore, soprattutto se hai 14 anni e soprattutto se sei una ragazzina. Un po’ mi intimoriva, un po’ mi gasava, ma dovevo ancora capire la sua importanza nella scena. Era appena uscito “kARMA” e tutti nei forum ne parlavano. Ero affascinata dalla scia di rispetto immenso che si portava dietro. Erano gli anni in cui i forum erano veri e propri bacini di utenti a metà tra il pieni di passione e il pieni di frustrazione. Però lì potevi davvero impararci qualcosa, aprire i tuoi orizzonti. Il rap iniziava a ricevere attenzione mediatica e tanti ragazzi della mia età si approcciavano con la roba che passava la tv. Poi finivano sui forum e in molti casi si beccavano i cazziatoni da quelli che ne sapevano di più di loro, (pensandoci a distanza di anni) anche giustamente. 



Così, con “kARMA” mi sono innamorata di Kaos. È uno dei miei dischi preferiti ancora oggi. Non solo perché tendo ad affezionarmi morbosamente al primo disco che scopro di un determinato artista, ma perché Kaos mi ha aperto un mondo. I suoi approcci, la sua fotta e la sua capacità comunicativa erano cose che non avevo percepito così forti in altri artisti. Con il passare del tempo ho approfondito le sue cose più vecchie. Poi, nel 2011, “Post Scripta” in particolare è stato un album cruciale per me. Mi ha dato la giusta spinta in un periodo in cui avevo i miei buoni motivi per buttarmi giù, funzionando da contraccolpo.

Ma arriviamo a noi. Vi dicevo che è stata la mia prima volta a vedere live Kaos. Nel corso di questi 8 anni, vuoi per le date, vuoi per le compagnie, vuoi perché ricevevo dei “No dai, mi fa paura”, non mi si era presentata occasione per andare a vederlo live con qualcuno, nonostante morissi dalla voglia da sempre. Così mi presento allo Shabba di Cantù sabato 22 ottobre 2016 per vedere un concerto del Dottor K! Alle 23.30 circa sono lì. Compiliamo i moduli per la tessera, ci presentiamo come lacasadelrap.com, ci danno gli accrediti e ci fanno entrare. Ci sono diversi ragazzi che si stanno già esibendo in apertura del concerto. Ci stupiscono soprattutto Inchiostro Sporco, una crew di giovani talentuosi, ed Ennecivi, ragazzo chiaramente influenzato dall’ascolto del Don. Cercherò ora di spiegarvi la sensazione di ansia e commozione nell’aspettare il corpo di Kaos irrompere su quel palco. Il cuore che batteva più velocemente già da mezz’ora, il sorriso stampato in faccia e quegli istanti di emozione forte, fisica, profonda. L’apertura si conclude con una bella carrellata di Dj Fase di pezzi storici italiani che esaltano il pubblico. Il locale si riempie prima dell’ingresso di Dj Craim, che prepara il terreno a Kaos con un breve mix di pezzi che parte da “Blah blah”. 

Kaos si presenta al pubblico che all’istante impazzisce in un grande boato di entusiasmo. Si crea subito con il pubblico un’unione intensissima, che poche volte mi è capitato di percepire. Si inizia subito. Adesso, non so neanche dirvi l’ordine della scaletta, perché non l’ho segnata. È stato un live troppo coinvolgente anche solo per pensare di prendere in mano il telefono. Soprattutto dell’inizio ricordo molto poco. Inizia con i suoi album più recenti. Tra le prime canzoni ci sono “Distanze” e “Prison Break”. Appena parte la strumentale de “Il sesto senso” il pubblico impazzisce letteralmente. Lo stesso vale per “Dottor K”, una delle canzoni che ha scatenato di più l’energia di tutti i presenti. E già la mia voce iniziava a mancare.



Poi sono arrivati dei regali apprezzatissimi provenienti dal repertorio più vecchio, tipo l’immancabile “Cose Preziose” e “Il Codice”. L’emozione istantanea appena si è sentito il “Preparati Kaos” de “L’anno del Drago” è stata indescrivibile. Era una cosa che sognavo da troppo tempo. Grazie Kaos, davvero. Ha continuato con brani come “Uno”, “Sergio Leone”, “La Fenice”, la straziante “Quello che sei”, “1971”.

Ma il punto cruciale di tutta questa esperienza è l’enorme fotta che è in grado di sprigionare quell’uomo, che non ritrovi neanche tra i più giovani. È lì che capisci davvero quanto sia importante per lui, quanto sia parte di lui tutto questo. Esibizione impeccabile, senza nessun tipo di cedimento, sempre perfetto e puntuale, sempre a grattare con la voce la superficie del microfono. Il fiato non è mai mancato, anzi, era lui a infonderti il suo quanto finivi il tuo. La performance è stata mostruosa, senza bisogno delle doppie, senza bisogno di sforzi. La percezione è stata quella di un dialogo del tutto naturale con il pubblico, in uno spazio che poteva farci sentire tutti a casa, rendendoci parte del tutto, ma con la sensazione di essere sempre noi, individui singoli isolati dal resto, davanti a questo grande artista che ci stava donando davvero se stesso. L’empatia era fortissima, anche con gli altri. Ci sono live in cui credi di aver intorno sconosciuti, non sabato, non con Kaos. In alcuni momenti ho rischiato di commuovermi. So può sembrare esagerato, ma questo è per chi c’era. Grazie davvero. E poi, il vero e proprio colpo di grazia, il “Coup de grace” ce lo ha dato esibendosi con questo ultimo pezzo.



"E se resisto è solo perché mi avete sostenuto, finisco, saluto, parole silenziose, l'avete sempre saputo siete voi cose preziose".
Eleonora Cannizzaro