Kenny Ramp: "Carpe". L'intervista

Kenny Ramp è uno di quei nomi che vorrei fossero sulla bocca di tutti e che faticano sempre a trovare il giusto spazio. Ho deciso di scambiare quattro chiacchiere con lui, in occasione del suo nuovo album "Carpe": un viaggio lungo molti km, ma che in realtà risulterà essere fin troppo breve. Mentre leggete la nostra chiacchierata, vi consiglio di mettere play al progetto e di tenerlo in sottofondo, così da assaporare meglio le atmosfere.



Ciao Kenny e bentornato ne La Casa del Rap. Chi ci segue assiduamente sa già chi sei, dati i tuoi passaggi all'interno di Diggin In The Web. Ma per coloro i quali non dovessero conoscerti, chi è Kenny Ramp? Come approcci con il rap?
Kenny Ramp è un mezzo rapper, mezzo artista, più persona che altro e che ha approcciato al rap e all’hip hop molto giovane e inconsapevole di quello che stava facendo e del Mondo a cui si stava affacciando. Tornando a parlare in prima persona, diciamo che avevo dieci/undici anni e amavo la musica e l’arte: vedevo i graffiti in giro e pensavo che non conoscevo chi li avesse fatti e cosa rappresentassero realmente, ma che io leggevo quel nome su un muro, e sapevo dell’esistenza di quella persona anche se non sapevo dargli un volto. Così ho pensato fosse un modo di dire che esistevo anche io. Mi piaceva ragionare, mi è sempre piaciuto e mi piaceva molto Ramp! The Logical Song, per cui inizialmente scelsi Ramp! come tag, perché mi venne da pensare, e lo penso tutt’ora, che la logica sia l’unico vero trampolino di lancio per affrontare le cose in modo tale da venirne fuori e crescere il più possibile in positivo. È scontato per me che sia così, ma mi piace pensare che a quell’età già mi fossi fatto questo tipo di pensiero: sono stato sempre un po’ precoce. Aggiunsi strada facendo Kenny, prendendo spunto da South Park, e ne è uscito Kenny Ramp, che per me artisticamente e quotidianamente rappresenta il mio modo di vedere la vita, morendo e risorgendo ogni volta che serve, perché la vita è così: ti mena, ma quello che non ti uccide forgia chi sei. Kenny muore ma ritorna, ogni giorno è una battaglia nuova che mi serve a migliorare e salire un gradino di più. La sfida è con me stesso, non con gli altri: voglio sempre crescere, a modo mio.

"Carpe" è un mini album dalle sonorità boom bap ma, con il quale, hai voluto sperimentare qualche scenario un po' fuori dal comune. Come nasce un progetto come "Carpe"? Come hai scelto le collaborazioni del disco?
“Carpe” è nato mentre mi trovavo a Melbourne: l’esperienza australiana mi ha dato tanto. È stato un periodo molto difficile della mia vita, forse il più duro, e quello in cui mi sono trovato di più a lottare con me stesso, con i miei doveri, con i miei sensi di colpa e con i miei desideri. In realtà, il progetto inizialmente era più ampio, poi via via ho pensato fosse più giusto criptare, o comunque condensare di più il messaggio in poche tracce, pochi pezzi ma quelli giusti, che rappresentassero a pieno il mio anno e mezzo passato dall’altra parte del Mondo e poi nella mia Roma. Ho tirato di nuovo un po’ le somme, come faccio sempre alla fine: tutta la mia musica è un diario di vita, non ho mai pensato più a cosa piacesse agli altri, rispetto a quello che piacesse a me quando ho fatto i miei album. Così come chi è presente nei miei lavori è qualcuno che conosco o che ha la mia completa stima, sennò non mi interessa averti con me su un beat a dire cose, non me ne frega proprio un emerito. Siamo al sesto lavoro ormai che faccio uscire, anche se stavolta, come fu per “Kilkenny” inizialmente, ho scelto di vendere la mia musica e non di regalarla come ho fatto il più delle volte. Le produzioni sono mie, è tutto mio, e lavorarlo con Stabber e Squarta è stata un’esperienza molto importante, perché ho visto molta comprensione del trip che mi sono fatto nel comporre e molto rispetto per quello che stavo facendo a 360°, non sufficienza o distacco. Sembra scontato, ma io lo dico sempre a tutti: in questo ambiente di scontato non c’è assolutamente nulla.

Parlo da fan: ti seguo sin dai tuoi primi lavori, anche perché, ricordo, nel 2009/2010 eri nel mixtape del mio DJ, Rubin, che si chiamava" Miseria e Nobiltà". Proprio per questo, ho potuto apprezzare da vicino i tuoi miglioramenti. Com'è cambiato il tuo modo di approcciarsi ad un pezzo?

Ti ho risposto in parte poco fa: non è cambiato nulla nel mio modo di approcciarmi ai pezzi alla fine: io faccio da me, e questo fa si che il processo di produzione sia da una parte molto standard e dall’altra molto personale. Diciamo che ho perseverato nel mio modo di approcciarmi alla produzione e quindi che ormai sono diventato molto più rapido e coinciso: ho affinato alcune cose e ne ottimizzate altre, ho visto negli anni cosa fosse positivo di default per avere un risultato soddisfacente senza snaturarmi e ho avuto la grossa fortuna di poter confrontarmi con dei grandissimi della nostra scena. Io devo molto a tanti da una parte, ma so anche di essere stato molto più bravo di molti altri che non hanno saputo prendere nulla o poco più dalle personalità che hanno avuto modo di incontrare negli anni. Hai detto del 2009 no? Ecco, fai conto che quando ho cominciato io non sapevo neanche che Hyst rappasse, o che Kiave avesse fatto 7 Respiri. Ero un verginello della scena, a parte un sacco di altra roba che però avevo ascoltato e reperito io per passione, non perché avessi un punto di riferimento. Molta gente mi ha sempre trattato come una sorta di raccomandato perché venivo fuori dal nulla e sono riuscito ad avere un rapporto extra-artistico con chi già c’era, ma io il rispetto di chi ho avuto di fianco me lo sono guadagnato a discorsi, musica e naturalezza. Per come sono come persona, mica ho mai leccato culi. Sapessero le volte che abbiamo avuto scazzi tra amici e non abbiamo mai pensato a quello che convenisse artisticamente starebbero molto più zitti su alcuni punti. Ma va bene così, le parole hanno il peso di chi le pronuncia.



All'interno di "Carpe" c'è una bella presa di posizione nei confronti del Rap e dell'Hip Hop: mi riferisco a "Pupazzetti". A questo punto ti chiedo: ma tu come la vedi la situazione del Rap in Italia?
Mi ricollego all’ultima frase: mai leccato culi. Il 90% di chi ho intorno è markettaro, sono pochi quelli che si salvano. Io penso che nella scena purtroppo ci siano un paio di regolette un po’ merdose tipo “il fine giustifica i mezzi” e “fare buon viso a cattivo gioco”. Io, invece, credo che essere delle persone sia il requisito minimo e che se ti vedo cambiare personalità in base a dove sei o con chi ti trovi mi fai cagare. Un conto è se non senti di avere confidenza con la gente e stai tirato, cosa che capita, un conto invece è essere camaleonte e un po’ polpo come direbbe Negrè: lì non è che tu mi stai molto per la quale, perché sei chiaramente arrivista. Ti faccio un esempio: io mica li ho pagati Hyst, Mama Marjas, Impro, Negrè stesso e chi ha collaborato con me nel tempo. Se abbiamo featuring insieme o collaborazioni in generale è prima per stima, poi per quello che vi pare. Non ti dico sia la scelta più funzionale, c’è gente molto più in alto di me che ha sempre pagato per avere la gente nei propri dischi. Per me sono “pupazzetti”, pezzenti “veri”.



Come intendi promuovere "Carpe"? Saranno estratti videoclip dal progetto?

Ti dico la verità: spero che in parte riesca a promuoversi da solo, nel senso che di base so di avere un tot di persone che mi hanno sempre seguito e continuano a farlo, come so di essermi guadagnato il rispetto artistico di molte altre nel corso del tempo. So anche però di pormi in maniera molto diversa rispetto ad altri e questo fa si che comunque io risulti scomodo. So che non avrò una spinta da chi fa il “rapper”, anche probabilmente da chi mi aspetto che lo faccia, ma so anche che ci sarà molta gente a comprare l’album, non è raro che mi scrivano per avere info. Non farò come fanno tutti, a ragione, un videoclip che presenterà il lavoro, né un live nella mia città visto che mi trovo all’estero per lavoro, ma so che quello che faccio esula dalle regole standard di approccio a questo tipo di musica, un po’ come Dargen, se mi concedi il parallelismo. Vedremo cosa succede: per ora so che chi comprerà “Carpe” sarà piacevolmente sorpreso e che chi ha vero senso critico quando ascolta musica carpirà quello che ho voluto trasmettere con questo lavoro, sia a livello lirico che a livello di produzioni, soprattutto per quanto riguarda la scelta di determinati campioni o determinate atmosfere.

Il numero di tracce presenti in "Carpe" mi fanno pensare che questo sia solo un punto di partenza, un antipasto. Dimmi la verità: a cosa stai lavorando in questo momento? Cosa dobbiamo aspettarci?
Si, nel senso che come ti ho detto ho deciso di condensare tutto in pochi pezzi, anche perché l’idea ovviamente, come sempre, è di sfornare un nuovo lavoro appena possibile, probabilmente un po’ più ampio. Questo è un disco di rottura: si chiama “Carpe” per un motivo preciso. Non è un cogliere e basta, “cogliere” può essere inteso anche come “recidere”, come con i fiori ad esempio.



L'intervista è giunta al termine. Prima di salutarci, ricordiami dove reperire "Carpe" è i tuoi contatti per rimanere sempre aggiornato con le tue ultime uscite.
Carpe sarà in tutti gli store digitali, da iTunes, a Spotify. Per rimanere aggiornati sui miei progetti, o in generale su quello che sto facendo nella vita, chi vuole può seguirmi sul mio profilo Facebook o sulla pagina artista. Sul canale YouTube trovate molto dei miei lavori precedenti e le mie collaborazioni esterne. Mi raccomando, cioccate il disco! Big uppone a La casa del Rap per lo spazio, bella!



Intervista di Sandro Outwo Torres
(Twitter: @OutwoSandro)