Ladies First puntata #14: Eva Rea

 
Appuntamento numero 14 con Ladies First. Con questo nuovo episodio concludiamo il primo ciclo iniziato a gennaio 2016 e che ci ha visti impegnati, a livello di redazione sotto lo stendardo de La Casa del Rap, nel proporre a voi lettori quelle che sono state le Hip Hop Ladies italiane più attive in questo 2016.

Senza perderci in ulteriori chiacchiere, diamo il via alle danze! Oggi vi proponiamo l’intervista che abbiamo realizzato con Eva Garozzo in arte Eva Rea, rapper catanese classe 1993.
Eva si avvicina alla cultura Hip Hop sin da piccola: “Mia madre possedeva una palestra e c’erano sempre Snoop, Eminem o Missy Elliot in soffondo”. La sua passione per la poesia e per questo genere musicale la portano a scrivere il primo testo rap a sedici anni: “Spesso mi viene chiesto se faccio freestyle e spiego che non mi sono approcciata alla musica condividendola con amici creando crew e facendo battle, come ci si può aspettare. Per quattro anni ho scritto tantissimi fogli che nessuno ha letto e mai leggerà!”.
Nel 2013 si avvicina al collettivo del Brick Studio, attivo da anni in produzioni musicali ed organizzazioni di eventi sul territorio siciliano. Nel corso dell’anno successivo Eva ha la possibilità di fare esperienza davanti al grande pubblico aprendo i concerti di artisti noti nella scena italiana, tra questi: Club Dogo, Salmo, Rocco Hunt, Mondo Marcio, Ensi, Two Fingerz, etc.
Il suo primo progetto ufficiale arriva nel corso del 2015 e si intitola “Tabù”. All’interno dell’EP, disponibile in free download ed interamente prodotto dal Brick Studio, sei tracce tra cui “Non sai un cazzo” e “Pretty Girl Swag”: “Per me il fulcro del concetto di “Tabù” è rappresentato dalle canzoni “Badman” e “Farò di tutto, parlano entrambe di sessualità che viene vissuta da molti come un tabù.”.
Quest’anno ha partecipato alle selezioni della decima edizione di X Factor. Nonostante l’ottima performance live, accompagnata dagli applausi del pubblico e dai 4 sì dei giudici, Eva non raggiunge la fase serale del talent. Nonostante questo, la sua esibizione ha superato il milione di visualizzazioni su YouTube.
Attualmente Eva Rea è impegnata con una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Musicraiser per poter realizzare il suo prossimo progetto dal titolo “Estro e non Torno”. La campagna ha già raggiunto il successo, ma se volete contribuire al lavoro di Eva, avete tempo fino al 24 dicembre per supportarla! Se ancora non la conoscete invece, vi basterà leggere questa intervista per sapere tutto su di lei e sulla sua musica!



Procediamo con ordine e facciamolo iniziando dalle tradizionali domande dapertura.
 
Qual è il background personale ed artistico di Eva Rea? Da dove nasce la tua passione per le strofe in rima ed il rap e cosa ti ha influenzata dal punto di vista degli ascolti?
Fondamentale, per quanto riguarda la nascita della mia passione, mia madre, che mi ha avvicinata all’ascolto della musica rap. Altrettanto importante il mio storico amore per la scrittura e le parole. Quello che iniziai a fare ai mie sedici anni, è semplicemente cimentarmi su un ritmo musicale, componendo delle rime. Fin da piccola scrivevo poesie, ma a quell’età ho iniziato a metterle su una base e a cercare di esprimere la mia forma di ribellione attraverso una serie di contenuti.
A sedici anni, i primi testi, mi ricordo la mia prima canzone che si chiamava “Non c’è più mondo” e c’era questa cosa: “perché una donna, io bevo birra, mica tè, non c’è più mondo, sono altri tempi o è solo in mano dei potenti”, con metriche semplici. Poi il tempo ha fatto tutto il resto e l’abilità nella metrica è cresciuta.
Tra l’altro il primo testo in assoluto fu ispirato dall’ascolto di “Did it on em” di Nicki Minaj, nel quale diceva: “If I had a dick, I would pull it out and piss on’em” e mi dissi, cazzo, questa signorina che può dire ciò che vuole con la scusa del rap e della totale libertà d’espressione che questo genere presuppone. Questa libertà mi piacque subito!
Inoltre, fin da piccola sono sempre andata più d’accordo con gli uomini, rispetto alle donne, spesso anche più grandi di me. Già a sedici anni mi ribellavo ai clichè, per cui se da donna facevo una battuta anche di carattere sessuale, se la facevo io, da donna, attiravo particolarmente l’attenzione. Questa mia caratteristica nell’esprimermi nel privato, l’ho riportata anche nella mia musica.

La nascita di questa rubrica è legata al divario tra i due sessi nella pratica delle discipline dellHip Hop, e qui la domanda fondamentale: le donne sono spesso considerate non allaltezza dai colleghi uomini, così come dagli appassionati del genere, come si può riuscire a cancellare questa disparità, dal tuo punto di vista?
Non voglio girare troppo attorno a questo tema, l’unico modo per cancellare questa disparità è il talento. Io adoro la Machete per il fatto che sono self made. Loro come altri artisti, tutt’oggi, emergono senza il classico percorso legato all’etichetta e all’ingaggio in major. Quindi, semplicemente piacendo, i loro numeri crescono! Allora perché questo fenomeno non succede al femminile? Evidentemente, ancora nessuna ha proposto un repertorio che ha attirato l’attenzione, quanto i repertori fino ad ora proposti al maschile. Quando riusciremo ad essere un vero movimento di donne con testi e stili validi, oggi tra l’altro è fondamentale anche sapersi muovere su internet per comunicare, allora ci sarà una scena al femminile in Italia.

Quali sono le tue aspettative, tra passione e professione, e che obiettivi personali ti poni nel fare la tua musica?
Guarda, io ho iniziato a fare musica per sovvertire determinati clichè, molto molto stressanti e bigotti legati alla figura femminile. Questo è stato il motore principale che mi ha mossa fino a poco tempo fa, ma poi, cimentandomi con il progetto “Tabù”, grazie ad una serie di riscontri che mi hanno toccata profondamente, ho capito come i miei pezzi avevano un effettivo riscontro. Mettendo online un video, da ragazza sconosciuta, la gente iniziava a validare il mio lavoro, dandomi dei feedback, facendomi capire che il mio lavoro risultava apprezzato e credibile. Iniziare a ricevere messaggi, soprattutto da parte dei giovani, per una persona coscienziosa come me, mi ha portata ad una responsabilizzazione, per cui oggi al mio obiettivo di smentire pregiudizi e idee scontate, si somma la voglia di dare un esempio positivo sui modi di riflettere e di agire, per avere un buon rapporto con noi stessi e con il modo.
Io in due anni e mezzo sono diventata una persona più “armoniosa”, e mi piacerebbe riuscire ad “infettare” con questa armonia tutte le persone che mi seguono. Oltre al lato artistico, Eva Rea si esporrà molto anche sul lato umano.
Sulla base di questo, a livello professionale io miro a diventare “una queen del rap”, o meglio: “una queen delle idee”! Non “La queen” perché questa non è una gara, se non per gioco. Mi auguro potremo essere in tante entro i prossimi 5/7 anni.
 

Veniamo adesso al tuo lavoro con le domande dapprofondimento.

Torniamo a “Tabù”. Il tuo primo progetto ha riscosso un discreto successo, anche grazie ai videoclip dei singoli estratti. I tabù che hai saputo raccontare con il tuo stile personale, hanno fatto breccia in chi li ha ascoltati. Cosa lo ha ispirato e quali sono stai i feedback che hai ricevuto nel lasso di tempo intercorso dalla sua pubblicazione ad oggi?
Quando più adulta mi sono approcciata alla musica dal punto di vista tecnico, quindi uscendo dalla stanza per entrare in studio fino ai primi palchi, ho pensato a quale potesse essere il nome per dare un’interpretazione totale a tutte le rime scritte fino a quel momento. In questo modo è uscito: Tabù.
Attorno a questo nome ho riunito quelle canzoni, cinque più una intro, che riputavo le più adatte per questo progetto. Il lavoro è stato ispirato dal mio caratterino, mentre per quanto riguarda i feedback ti dico che ce ne sono stati di due tipi. Il primo è riassumibile nella frase: “Adoro la tua libertà d’espressione. Continua così e resta originale come sei.”. Mentre il secondo, rappresentato da una piccola parte di pubblico, ha percepito le canzoni come troppo volgari, altri ancora mi hanno suggerito di introdurre ritornelli melodici ed accostarmi a cantanti, ma del resto le persone sono influenzate da collaborazioni come quella di Fedez e la Michelin.

I tuoi progetti sono legati al Brick Studio. Facci conoscere un po’ meglio questa realtà, di chi si compone e di cosa si occupa? Raccontaci come ne sei entrata in contatto e con quali obiettivi state lavorando.
Il Brick Studio è composto da Valerio e da Alessandro. Originariamente c’era anche Francesco, e ti sto parlando di quando io, diciottenne, attraverso una conoscenza su internet iniziai a rapportarmi questa realtà e a lavorare con loro, prima ancora di “Tabù”. È stato il primo studio dove ho registrato. I ragazzi inoltre, organizzano da anni serate e seguono dall’interno gli eventi Hip Hop a Catania. Anche grazie a questo, dopo l’uscita di “Tabù” ho avuto la possibilità di fare una serie di live grazie a loro, che sono una realtà ben ramificata sul territorio.
Quando avevo diciotto anni, Brick Studio era un garage, ma quando poi li ho ritrovati due anni dopo per confezionare “Tabù”, lo studio era quello ufficiale e professionale di oggi con le sale di incisione, i corsi di canto, di dj e quant’altro. I ragazzi hanno fatto un bel percorso e siamo cresciuti assieme.
Tra gli artisti di punta del Brick Studio c’è Reiven che quest’anno ha vinto il Tecniche Perfette a livello nazionale.
Attualmente al Brick Studio sto lavorando ad un nuovo progetto, dove si potrà conoscere meglio Eva Rea. Tra l’altro i ragazzi dello studio sono produttori, inoltre si occupano anche di darmi una mano nella realizzazione dei miei videoclip. Sono dei fratelli e ci tengo a dirlo.

Essendo una ragazza del sud trapiantata a Milano, come vivi il monocentrismo che sta caratterizzando sempre di più il capoluogo lombardo rispetto all’ambiente rap Italiano? Anche in relazione a quelle che sono state le tue motivazioni personali, studio, lavoro o musica,nello spostarti dalla Sicilia.
Credo che il monocentrismo sia un’ovvia conseguenza del fatto che tutti lo assecondano. Il bravo rapper torinese così come il bravo rapper romano, ad esempio, ormai abita a Milano. In quel contesto tutti i ragazzi ascoltano rap, ad esempio qui in Sicilia questo fatto non è così scontato e lo si percepisce anche dall’abbigliamento.
Io ti posso raccontare della mia esperienza a Milano. Sono stata trapiantata lì per sette mesi per motivi universitari, attualmente mi sto laureando, quindi ero barricata per preparare e dare gli esami, eppure con il telefonino ho mosso il mondo! Con il mio repertorio, sostanzialmente “Tabù” e i social network, sono arrivata ad X Factor, conoscendo Shablo, video chiamata con Dj Nais, ho conosciuto gli Stereoliez, sono stata senza problemi nel backstage del live di Clementino e Salmo, etc. Ora, a dirla tutta, con una copia fisica di “Estro e non Torno” avrei creato il caos! Ora ho 23 anni e ti posso dire che: “Se ci sai fare, arrivi!”.
Il monocentrismo potrebbe anche essere la chiave di volta, perché se tu sai che andando in un posto ti puoi inserire nel contesto per eccellenza, allora puoi raggiungere il tuo obiettivo.
Non appena mi laureo tornerò a Milano, perché il monocentrismo per me è positivo.



Il tuo nome, già da “Tabù”, si è legato ad un immaginario legato alla provocazione. Sei in grado di bilanciare e di veicolare i tuoi messaggi, che siano in musica o post sui social, in modo molto accurato. Ritieni che questa tua capacità possa essere un valore aggiunto per riuscire ad arrivare ad un pubblico di ampio respiro?
Sì, mi chiamo Eva Rea perché Rea è il femminile di Reo: colpevole. Tra l’altro ero a Roma quando scelsi questo nome, in un momento in cui Roma era molto importante per me. Il nome mi piaceva, telefonino in mano, google e inizio a cercare con l’idea che se il primo risultato della ricerca sul nome Rea avesse prodotto un “segnale” per me, avrei assunto questo nome d’arte. Il primo risultato che uscì fu “Rea Silva”: madre dei gemelli Romolo e Remo, fondatori di Roma...
Mi sono sempre accostata all’immaginario della provocazione. Pensa solo all’intro del video di “Badman” dove riporto: “Non sottovalutate la levatura di una donna che si dimostra provocante e disinibita. Chi ha detto che non possa essere colta, scaltra ed elegante?”.
Quindi, come dicevo prima, come essere “una queen delle idee”, se non sviluppando una buona comunicazione a 360°? Sono un’appassionata di psicologia e comunicazione, quindi assolutamente sì! Nel percorso di Eva Garozzo la cura nella comunicazione è fondamentale per concedere ad Eva Rea la possibilità di arrivare ad un pubblico di più ampio respiro, come dite voi.

Inevitabile, chiederti del tuo rapporto con i social network. Tu utilizzi facebook in modo molto particolare. Rarissimo che un personaggio pubblico, un’artista nel tuo caso, ma il discorso potrebbe essere esteso anche ad influencer più noti, dedichi così tanta attenzione alle proprie attività sui social. Sei attenta nel proporre contenuti e provi a coinvolgere attivamente i tuoi follower. Spesso nei tuoi post spieghi il perché di questa tuo approccio, ma cosa ti motiva a farlo? In buona sostanza vai in controtendenza rispetto all’utilizzo “fast” e spesso “soft”, che si fa di questi canali di comunicazione. Come mai?
Hai toccato un punto importante! Attraverso un telefonino possiamo accedere a qualsiasi social network che ci connette all’istante ad altre persone, potenzialmente infinite. In un momento di “sentimento x”, scriviamo un post e lo pubblichiamo. Questo gesto è potenzialmente molto pericoloso.
Pensa ai tempi in cui si componeva una lettera, con estrema calma e cura, in quel momento sì che si pensava a quello che stavi scrivendo! Oggi esiste questa componente istintiva terribile, che porta ad un impoverimento lessicale ed in generale a comportamenti quasi irrazionali. Questo è pericoloso.
Al contrario, la cosa buona, è che si può arrivare in modo istantaneo a molte persone, magari utilizzando contenuti positivi a scopi di bene. Questo è il mio intento, cerco di dare un buon esempio!
Mi piace utilizzare i social cercando di stimolare con idee alternative: dal cibo che mangiamo; fino a come dovremmo fare sesso per stare bene con noi stessi e con gli altri.

Capitolo X Factor. Tra rap e talent show non scorre buon sangue, è un fatto. Come mai tu hai scelto di provare ad intraprendere un percorso di questo tipo? Ti andrebbe di provare a riassumerci la tua esperienza, ancora un po’ in chiaro/scuro per chi l’ha seguita da esterno.
È risaputo che Shablo sia uno degli scrutinatori. Un giorno mi ha contattata dicendomi che la redazione era interessata al rap quindi, per la prima volta, piuttosto che snobbare questo programma, ci ho pensato e mi sono detta: “Vuoi vedere che riesco ad entrare in una maga vetrina?”. Ovviamente ero consapevole della formula di X Factor, ma entrando a diretto contatto la consapevolezza è aumentata, tra contratti, etc.
Tutto sommato sono contenta di com’è andata, per quanto mi riguarda. Alcuni artisti mi hanno detto che ho fatto quello a cui ogni artista indipendente aspira, ovvero; ho sfruttato la vetrina e loro non hanno sfruttato me, nel senso che con la mia prova sul palco ne sono uscita pulita. Decisamente meno pulito è risultato Fedez, che su YouTube, per le sue espressioni inserite nel video, è stato preso di mira da commenti spiacevoli. Il video è stato montato volutamente dalla regia in quel modo.
Per fortuna con lo scandalo che ha coinvolto Danilo D’Ambrosio, la gente qualcosa in più sul sistema dei media lo ha capito. Noi partecipanti abbiamo firmato contratti per cui sapevamo cosa lasciavamo, senza sapere cosa avremmo realmente trovato, comprese le autorizzazioni che gli consentono di montare i video come vogliono.
Detto questo, se Fedez durante la mia esibizione dice che è la prima volta in cui c’è una standing ovation per una performace rap, in un format dove il rap anche in passato è stato presente, per una ragazza poi! Allora come minimo sarei dovuta approdare ai live, invece non sono nemmeno andata ai boot camp. È logico che ci siano questioni che vanno oltre alla musica. Io sono stata eliminata senza ricevere nessuna spiegazione.
Chiusa questa parentesi, l’esperienza è stata bellissima. Ad esempio, dietro a quel palco ho avuto modo di parlare con l’autrice del programma, la quale mi ha detto di stimare molto quelli che sono i miei contenuti in musica.
Quindi, come riassumere X Factor? Una bella presa di coscienza di quello che è il mondo dello show business.
 

Attualmente è in corso la tua campagna di crowdfunding su Musicraiser. Come ti sei avvicinata alla loro realtà e con quali obiettivi nella testa? Il riscontro avuto dalla tua performance ad X Factor su YouTube, ha fatto si che il tuo percorso artistico/musicale, dal punto di vista delle scelte, cambiasse in qualche modo?
Io che su una base dance non avevo mai rappato, perché loro (la produzione di X Factor n.d.r.) mi hanno assegnato quella traccia, mi sono ritrovata per la prima volta a rappare sulla dance e credo di aver spaccato! Avendo constatato (visto il successo del video del provino di x Factor n.d.r.) che il pezzo è stato apprezzato, sicuramente quel sound farà parte di “Estro e non Torno”, ed è una cosa che altrimenti non avrebbe mai fatto parte del mio prossimo lavoro. In generale non ci sono stati altri cambiamenti, io sono sempre la stessa pur avendo incrementato la mia attività su facebook, conseguenza naturale dei numeri che sono aumentati.
Proprio per la mia partecipazione ad X Factor, mi ha contattata Musicraiser. Già in precedenza si erano avvicinati a me, ma dopo il milione su YouTube mi hanno detto: “ora o mai più!”.
Così fino a notte fonda, in quel periodo, mi sono data da fare per confezionare tutti i materiali della campagna, aiutata dalla mia fantastica regista Lidia Riolo che cura i video e l’immagine dei miei progetti.

Fatto sta che a campagna conclusa, con l’anno nuovo avremo “Estro e non Torno”. Cosa conterrà e di cosa vuoi parlarci con questo progetto? Sui social hai già anticipato qualche titolo e qualche strofa, ma quali saranno le prossime mosse per incuriosire i fan e motivarli a supportarti? Uscirà qualche nuovo video? Siamo tutt’orecchi!
La parola chiave del nuovo progetto sarà: libertà d’espressione. Tratterò una serie di argomenti di cui generalmente non si parla. A livello di rap e di suoni spazierò moltissimo, sentirete qualcosa di inedito rispetto ai precedenti pezzi di Eva Rea. Potrei definirlo un repertorio introspettivo, con una dolcezza e un suono morbido che sicuramente appartiene al mio essere donna.
Tante sfumature, ma nessun pelo sulla lingua, come sempre! Sono pro autotune e ho due belle produzioni con questo stile, inoltre sono molto contenta perché ci saranno diversi featuring.
Detto questo, ti dico che “Estro e non Torno” è figlia di una penna di me ventiduenne e ci tengo molto.
Non voglio anticiparvi moltissimo in merito alle mie manovre, posso dirvi che sicuramente non mancherà la costanza e nel momento in cui annuncerò l’uscita del primo video, ho l’obiettivo di pubblicarne uno al mese e, finché riusciremo, anche grazie ai fondi della campagna di Musicraiser, assoceremo ad ogni traccia un videoclip. Il 2017 sarà l’anno della scoperta di Eva Rea!
Entro un mese definirò la tracklist, ci saranno almeno 10 pezzi e li annuncerò perché già dai titoli voglio incuriosire. Comunque ci saranno diverse anticipazioni in musica inoltre, come politica stabile, manterrò le mie dirette su facebook.



Siamo giunti alla fine anche di questo appuntamento con la rubrica Ladies First. Carlo Jammai e Cristiana LaFresh vi salutano, ricordando una volta di più a tutte le signore e signorine che, se siete impegnate con un progetto artistico o culturale legato all’ambiente Hip Hop (musica, grafica, arte figurativa, ballo o style), potete proporre la vostra iniziativa alla nostra rubrica scrivendo una mail a: info@lacasadelrap.com digitando nell’oggetto: Ladies First.

Stay tuned and see you next year!