Ladies First puntata #15: Rei - "DiRei"

 
Bentornati tre le righe dell’unica rubrica Hip Hop tutta al femminile, ovvero Ladies First! La musica non si prende certamente pause e noi non ci siamo fermati un attimo. Durante i festeggiamenti natalizi e gli auguri per il nuovo anno, abbiamo deciso di contattare Rei, nome d’arte della romana Cecilia Anglisani e di farle qualche domanda, sia sul suo percorso in musica che sul suo nuovo progetto discografico. Rei si avvicina al mondo dell'Hip Hop nel '94 agli albori di questo movimento in Italia. Tra jam, collaborazioni e produzioni non ufficiali, dal 15 dicembre 2016 è fuori con il suo primo progetto ufficiale da solista, “DiRei” selezione di basi e rime, sentimenti e collaborazioni raccolti negli anni, lavoro fuori in free download per Red Lights Ent.
Il suo gusto si è plasmato con la Golden Age e quelle sono le sonorità che predilige. La sua passione per la scrittura e la musica hanno portato Rei, dopo qualche tentativo giovanile, a creare un vero e proprio gruppo al femminile nel 2002, le Video Girlz Ai con Izanami. Il risultato è un EP dal titolo "Evochi Echi". Dopo qualche anno le strade delle Video Girlz si dividono per scelte di vita e musicali e pochi mesi dopo, Rei entra a far parte della Red Lights Ent, storica crew romana attiva nella capitale dal '95. Da allora collabora ai progetti comuni della crew, oltre a diverse partecipazioni in compilation, mixtape ed album ufficiali prodotti in tutta Italia. Tutto ciò le ha permesso in questi anni di suonare in molte città italiane in eventi di rilievo, in apertura anche ad artisti del calibro di Keith Murray, oltre alle diverse jam che l'hanno vista protagonista nella sua città natale.



Non possiamo che ripartire con le nostre domande d’apertura.

Prima di focalizzarci sul tuo ultimo disco, raccontaci chi è Rei? Qual è il tuo background personale ed artistico e da dove nasce questa tua passione per la musica rap e la cultura Hip Hop?
Fondamentalmente sono stata sempre innamorata dell’Hip Hop. L’amore vero nasce in primo liceo, uno di quelli che sarebbe diventato, anni dopo, un collega di crew, ha cominciato a regalarmi dischi rap, ed io me ne sono innamorata rima dopo rima, disco dopo disco. Allora parlavamo dei Sangue Misto, dei Cypress Hill, dei Funkdoobiest, dei Beastie Boys e ne potrei aggiungere molti altri. Per un paio di anni, forse più, ho frequentato Piazzale Flaminio che, per quanto ne possano dire, in quegli anni era un punto d’aggregazione di persone che amavano questa cultura, non solo rappers. Il bello era proprio che c’era di tutto, breakers, writers, djs. Andavamo li davanti al “Big Burg” a parlare di rap. Le prime jam al Circolo degli Artisti, quando il circolo era dietro Piazza Vittorio. Le serate combo al Garage tra gruppi della scena hard core e di quella rap. Mi è sempre piaciuto “respirare” Hip Hop in tutte le sue forme, e cosi è stato per anni fino ai primi del 2000 in cui ho conosciuto una ragazza che rappava e con lei ho fatto un gruppo “Video Girlz Ai” da cui è nato subito un EP. Da li a poco sarei entrata ufficialmente in Red Lights e avere la possibilità di fare quello che amavo insieme a persone che amavo.

Con questa rubrica stiamo provando a capire cosa si cela dietro al divario tra i due sessi nella pratica delle discipline dellHip Hop. Le donne sono spesso considerate non allaltezza dai colleghi uomini, così come dagli appassionati del genere, come si riesce secondo te ad emergere in questa situazione? Dalla tua esperienza, cosa puoi dirci?
Si è da sempre cosi. La scena rap in Italia è per lo più seguita da uomini, forse in questi ultimi anni si stanno appassionando un po’ più di ragazze. Sicuramente è più difficile emergere, ma questo non per il fatto che le donne sono meno “brave”, ma perché partendo da un bacino d’utenza per lo più maschile le ragazze che si sono buttate a fare rap negli anni erano sempre pochissime e non sempre sono state supportate, ma più spesso tenute in secondo piano anche da chi avrebbe potuto spingerle. La mia impressione, negli anni, è che per gli uomini è più difficile appassionarsi a qualcosa scritta da una donna. Poi sicuramente c’è anche un discorso tecnico per alcune, ma una cosa che ho visto spesso in questi anni è che la maggior parte delle donne, di base. si arrende alle prime difficoltà, alla prime critiche e non crescono quindi, non sviluppano tecnica, flow e scrittura. Gli uomini sono più menefreghisti da questo punto di vista. Non esiste il “female rap” il rap è uguale per tutti, negli anni si tendeva a descriverlo come un genere a parte e non è cosi.

Quali sono le tue aspettative, tra passione e professione, e che obiettivi personali ti poni nel fare la tua musica?
Le mie aspettative? Fare altri dischi, fare live, fare nuove collaborazioni, fare ancora live. Hai usato il termine giusto “la mia musica”. Obiettivo? Fare che il prossimo disco ed il prossimo pezzo siano meglio di quello prima. Come dice il buon KRS One “Rap is something you do, Hip Hop is something you live” , questo è quello che mi aspetto, continuare a farlo al meglio, con le persone che mi hanno sempre supportato.
 

Domande d’approfondimento.

Inoltriamoci e conosciamo meglio “DiRei”. Prima di tutto, qual è stato l’input che ti ha portata alla realizzazione di questo progetto, cosa rappresenta per te e che arco temporale ricopre?
Erano diversi anni che volevo chiudere un lavoro tutto mio, diciamo che non sono stata fortunatissima perché per contingenze varie ho riiniziato questo disco diverse volte in questi anni. Poi sicuramente c’è da dire che io sono molto critica con me stessa e quindi da un lato mi sembrava che non fosse mai il momento. La spinta sicuramente è stato il Red Lights EP uscito tre anni fa, da li ho cominciato a strutturare bene quello che sarebbe stato “DiRei”, era arrivato anche per me il momento di fare uscire qualcosa da solista. “DiRei” è il mio percorso, sono cose che avrei voluto dire da parecchio tempo, spaziando ovviamente da argomenti molti più vicini al rap e alla scena italiana a qualcosa di più personale. Doveva essere un EP all’inizio, ma in quei tre anni, questo è l’arco temporale, sono nate tante tracce che erano perfette per “DiRei” ed il percorso si è allungato, ma sono davvero contenta di ogni traccia che c’è dentro.

La prima cosa sulla quale è naturale soffermarsi, ascoltando un disco, sono le strumentali. Il disco è piuttosto vario, anche perché sono presenti diversi beatmaker tra Don Plemo, Ice One, The Essence, Apoc, etc. Raccontaci un po’ come hai selezionato i beat che creano il flusso musicale del progetto.
Questi sono tutti produttori che lavorano con me da tanti anni, esclusa The Essence con la quale ho collaborato per la prima volta. Loro per primi conoscono il mio suono, le indicazioni sono state sicuramente che volevo, si qualcosa di classico, ma che guardasse avanti, verso le sonorità di adesso. Sono molto contenta di ogni singolo beat che è nel disco, Don Plemo è con me da sempre e da sempre è una sicurezza, anzi, come il vino buono i suoi beat man mano che passano gli anni sono sempre più belli, mi ha fatto sentire diversi beat e mi sono innamorata di quello che abbiamo usato per il pezzo Red Lights. Ice One è immenso, potrebbe produrre qualsiasi cosa secondo me, un grande professionista. Non saprei vedere “DiRei” senza “Meglio che lo sai” e “Supernova” che sono sicuramente i pezzi a cui sono più affezionata. Apoc lo conosco ormai da anni, abbiamo collaborato per qualche singolo in passato, è bravo e si è sempre dato da fare il doppio per dimostrare quello che valeva, ha sentito il disco e si è lanciato nel rmx. The Essence, anche lei, è stata grande, volevamo fare da un po’ una traccia tutte insieme e alla fine è nato “Prendi e Perdi”. Sonte anche lui, Dequantiside la famiglia, lo conosco da tanti anni, abbiamo ascoltato un po’ di beat insieme e sono nati “True Blood” e l’intro. Per “Perle” è stata un po' una storia a sè, avevo in testa una bozza di strofa e ritornello, l'ho cantata a Pietro Squoti, uno dei miei produttori preferiti di sempre, e lui mi ha “cucito” addosso in pochissimo un beat con l'atmosfera perfetta per quella che é per me, la mia canzone preferita del disco. Ultimo non meno importante è mio fratello Peight che ha dato una botta di defibrillatore al disco, con le sue sonorità che ho sempre amato.

Per quanto riguarda i testi, ci sono diversi passaggi importanti, sia a livello di stile che di contenuti. parlo di tracce come: “Meglio che lo sai”, “True blood”, “Perle”. Però, la cosa che colpisce immediatamente sono le citazioni/richiami che hai disseminato tra le tracce. Credo non sia casuale che tu abbia pubblicato il video di “Supernova”. Perché questa ricerca?
Mi piace. Mi piace un sacco. Io per prima ascolto rap descrittivo che attraverso citazioni e richiami mi dipinga un quadro da guardare oltre che qualcosa da ascoltare. È più facile immedesimarsi in qualcosa che si è già vissuto. “Supernova” è assolutamente lo specchio di “DiRei”, è piena di citazioni su quello che amo per quello che mi ha portata ad essere oggi la persona che sono. “Supernova” è qualcosa di vecchio con qualcosa di nuovo. Il testo e le citazioni guardano al passato, il beat ed il rap al presente. Poi questa sono io, e questo esce dai pezzi che scrivo. Amo il mondo dei comics, come la buona musica ed il buon cinema, sono abbastanza malata di serie, sono fondamentalmente una nerd collezionista di dischi e mi piace che nei pezzi ci siano continui richiami a delle immagini, con citazioni che sono molto attinenti a quello che sto scrivendo. Come non è un caso “Supernova”, non è un caso che in “True Blood” vengano citate alcune cose piuttosto che altre come in “Perle”, i Goonies piuttosto che George Best.
 

Stiamo notando con piacere che, in molti lavori che sono passati in questa rubrica, c’è sempre un pezzo tutto al femminile. In questo caso l’esempio è “Prendi e perdi”, dove hai coinvolto Loop Loona, Phedra e The Essence alla produzione. Com’è nato il pezzo e da quali stimoli? Ritieni siano importanti collaborazioni di questo tipo per il movimento?
Era un po’ che dovevamo fare un pezzo insieme, c’è sempre stata stima artistica. Ci siamo conosciute meglio e inizialmente dovevamo lavorare ad un altro progetto insieme. Alla fine è uscito “Prendi e Perdi”. Inutile dire che ho fatto la traccia con loro perché le stimo, LoopLoona è una delle migliori rapper che io abbia mai sentito in questi anni per tecnica e flow. “Phedra” è una bomba ad orologeria, spacca e secondo me ancora ne dovrete vedere delle belle da questa mc romana immensa. Mi dispiace solo di non aver coinvolto Lady B, che è davvero una delle mie preferite da sempre, non che una sorella nel rap dal giorno uno, ma magari ci rifacciamo nel prossimo disco. Credo che le collaborazioni tra donne siano importanti, anche perché è qualcosa di nuovo e nascono davvero delle belle alchimie da collaborazioni così.
 
Scorrendo le tracce risuona forte il tuo spirito d’appartenenza a Red Lights. C’è un pezzo, e anche un remix di Apoc dello stesso, confezionato ad hoc realizzato con Johnny Roy, Pacman e Don Plemo. Red Lights si distingue nell’underground romano da quasi vent’anni. Facendone parte, ci puoi svelare qualcosa in più in merito al lavoro del vostro collettivo?
Red Lights è una famiglia artistica. Come dico spesso la forza della Red Lights è che ci conosciamo da una vita e ci siamo sempre voluti bene. Certo non è sempre stato tutto rose e fiori, ci sono stati momenti no, incomprensioni, ma siamo sempre stati una squadra. Per noi non è mai stato solo un nome, ma un modo di approcciarsi al rap. Loro sono la mia famiglia quindi era ovvio che nel disco era importante per me che ci fossero, e ci siamo divertiti a fare Red Lights Combo. Ognuno di noi ha i propri progetti da solista o le proprie collaborazioni, ma proviamo a supportarci a vicenda, anche se il tempo è sempre meno andando avanti con gli anni, noi cerchiamo sempre di non dimenticarci da dove siamo venuti e dove vogliamo andare insieme.



L’ascoltatore molto spesso identifica all’interno di un disco il suo pezzo preferito. Per l’artista invece non è sempre così, ma in questo caso, c’è un brano al quale sei più legata e se sì, perché?
È una domanda un po’ complessa, quando ero piccola pensavo che “quel pezzo” fosse un pezzo dei Sangue Misto, ma posso dire con certezza che il pezzo in questione è “Ciao Fratè” che è all’interno di “Bomboclat”, Primo e Squarta, 2004. Uscivo da una relazione travagliata con quello che speravo sarebbe stato l’uomo della mia vita e poi ho messo nello stereo “Bomboclat”. “Ciao Fratè” è sicuramente quello a cui sono più affezionata e nel quale, mi sono più immedesimata. Ascoltando quel disco di Primo, mi si è aperto un mondo, lo sentivo molto vicino come attitudine e mi piaceva moltissimo il suo modo di scrivere. Per me quello è “il pezzo” e l’esempio dal quale sono voluta partire.

Il nostro spazio è giunto al termine. Prima di chiudere, hai già qualche idea che vorresti sviluppare per il futuro?
Sto già lavorando ad un nuovo disco, ma non voglio dare troppe anteprime, uscita: 2017. Sono felicissima perchè finalmente avrò delle persone che mi seguiranno dall’inizio alla fine, dai beat, allo studio, ai mix. Sicuramente perchè mi piacciono le sfide, vorrò introdurre più inframmezzi cantati. Magari anche dalla sottoscritta.

Ricordaci brevemente tutti i tuoi contatti per seguirti e lasciaci le indicazioni per recuperare “DiRei”. Grazie e alla prossima!
Potete scaricare “DiRei” da www.redlightsent.com o direttamente cliccando.
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Per questo primo appuntamento del 2017 è tutto, dalla rubrica Ladies First. Carlo e Cristiana LaFresh vi salutano, ricordandovi che potete proporre i vostri lavori alla rubrica scrivendo una mail a: info@lacasadelrap.com digitando nell’oggetto: Ladies First.

Stay tuned and see you soon!